Pubblicato il 28/01/11 alle 10:59:27 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Guasti li riparano ditte esterne. Non avevano mai smontato un carburatore, non sapevano cos’è una valvola, una pompa di iniezione, il cambio avrebbero potuto al massimo individuarlo E’ l’altra faccia della Parentopoli. Falegnami, fiorai, idraulici, odontotecnici assunti all’Atac come meccanici. «Gli è stata fatta indossare una tuta ma è gente che prima di arrivare qui non sapeva neanche girare un bullone - ammette candidatemente un dirigente con alle spalle qualche decennio di anzianità aziendale - Dopo vari tentativi e altrettanti corsi di formazione abbiamo cercato di utilizzare questo personale in qualche modo». Esempio? «Al falegname abbiamo fatto fare... il falegname».
Ora che il nuovo ad Maurizio Basile ha deciso di voltare pagina e ridisegnare un nuovo organigramma del management tagliando 15 dirigenti apicali, sono tanti quelli che vogliono «per il bene dell’azienda» togliersi i sassolini dalle scarpe.
Un tempo i meccanici dell’Atac erano i migliori in circolazione. Un vanto. La catena di comando funzionava come un orologio svizzero. Poi l’azienda per varie ragioni ha perso professionalità e know how.
I primi meccanici “strani” sono arrivati 9 anni fa. Sapevano dirti come si passa il filo interdentale. Quanto è importante mantenere una sana igiene orale o come si ripara lo sciacquone del bagno. Ma se gli chiedevi come era fatto il motore di un 491 Curso Iveco ti guardavano male. Nel 2009 è arrivata l’ultima carica di fiorai e idraulici, tutti più o meno parenti e amici di qualcuno.
Se l’Atac della gestione Bertucci è arrivata a impegnare 43 milioni di euro per appalti esterni forse insomma non è statoper caso. L’azienda si era svuotata, privata di professionalità e competenze. Un momento clou del declino fu quando si decisero i prepensionamenti. Il personale più esperto per chiudere le vertenze sui danni causati dall’amianto ottenne dall’azienda 5 anni di scivolo. Rimasero i più giovani, quelli che dovevano ancora fare esperienza e i nuovi entrati. «Un’indagine interna sulla produzione appurò che in media un meccanico dell’Atac non lavorava più di 3 h al giorno rispetto alle 7 previste dal contratto», rivela lo stesso dirigente.
Internalizzare. E’ questa la parola d’ordine del nuovo ad Basile. Facile a dirsi. Ma come se l’Atac tecnicamente è quasi da rifondare? «I meccanici bravi purtroppo non si trovano, non vengono qui a lavorare per 900 euro al mese, preferiscono andare altrove». Ad esempio nelle ditte che vincono gli appalti, a cui l’azienda di via Ostiense continua a mettere a disposizione i propri stabilimenti e le proprie officine. Così che in ognuna delle 8 rimesse romane può succedere che i meccanici Atacse ne stiano con le mani in mano, mentre quelli delle ditte esterne lavorino come negri. Un caso limite, ma già da tempo funziona così. [...]