L'altra faccia della rivoluzione tornano in scena i partiti islamici
Pubblicato il 31/01/11 alle 12:53:20 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Ai Cairo cresce il peso dei Fratelli Musulmani. Si oppongono alla secolarizzazione della società e propugnano il rispetto della Sharia [...] Lo spettro è sempre quello dell'islam politico: un fantasma che ha garantito l'appoggio americano al raìs ben prima dell'11 settembre. Dopo il 1981 l'Egitto ha assunto il ruolo di attore del contenimento islamista attraverso un modello inclusione-repressione fondato sull'interdizione dalla scena politica dei Fratelli Musulmani e il pugno di ferro nei confronti dei radicali che contestavano, oltre che il "regime empio", la scelta gradualista della Fratellanza. Una mossa che impediva agli islamisti di fare politica ma consentiva loro di agire nel sociale, sul terreno dell'educazione e del welfare religioso. Almeno sino a quando, per effetto di questa stessa azione di reislamizzazione dal basso, il loro peso politico cresceva.
In molte cancellerie occidentali, ma anche nei meandri del potere mediorientale, i maggiori timori riguardano oggi proprio la Fratellanza, associazione religiosa ma anche partito politico di massa, unica forza organizzata e diffusa territorialmente nel panorama egiziano, guidata da una dirigenza in cui sono assai influenti gli esponenti di quella borghesia religiosa che da anni controlla gli ordini professionali di medici, avvocati, ingegneri. Disposta a un'alleanza con i partiti laici e di sinistra che chieda elezioni libere, sfociata negli anni scorsi nel cartello di opposizione Kifaya.
Ma i Fratelli non sono il perno di una rivolta che, pure dopo il precedente tunisino, ha sorpreso anche i loro leader. A dimostrazione della loro capacità tattica, ma anche della consapevolezza di non essere all'origine della protesta, essi danno ora la loro investitura, come leader provvisorio dell'opposizione incaricato di negoziare il processo di transizione, a El Baradei
La rivolta in riva al Nilo, come quella dei "gelsomini", è figlia della bomba demografica, della diffusione dell'istruzione, della potenza comunicativa della Rete e di tv come Al Jazeera, che non a caso il vecchio e il nuovo governo egiziano hanno, con diverso successo, voluto "spegnere". Una protesta esplosa tra i giovani disoccupati, che chiedono lavoro, libertà e dignità, più che lo Stato islamico. Giovani che preferiscono i social network ai discorsi di Hassan al-Banna, lo storico fondatore dei Fratelli; e che bussano all'ingresso, negato, della modernità anziché al portone della moschea. [...]