La mamma dice no al sesso a scuola: va in prigione
Pubblicato il 23/02/11 alle 15:54:48 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
I cristiani vengono perseguitati. Dove? Nella libera e democratica Germania, dove chi disobbedisce ai diktat scolastici finisce in galera. Recentissimo è il caso di una mamma di dodici figli trascinata in carcere nientemeno che per sei settimane per essersi rifiutata di sottoporre tre dei suoi piccoli alle lezioni di educazione sessuale volute dall’ordinamento scolastico di Stato. E non è la prima volta.
Nel settembre 2010 una mamma di quattro figli si è fatta cinque giorni di prigione e nell’agosto precedente un papà di 12 figli ne ha scontati 40 per gli stessi motivi. Identica sorte incombe peraltro ora sul capo di un’altra mamma (di nove bimbi, il maggiore di 14 anni e il più piccolo di 10 mesi) che potrebbe farsi 21 giorni di galera, come già il marito. Accade tutto nella medesima cittadina, nella medesima scuola, per le medesime ragioni. Cioè a Salzkotten, nel land del Nord Reno-Westfalia, nella Germania centrale, dove ha sede la scuola elementare Liborius a cui sono iscritti i figli di molte famiglie di fede cristiana battista indignate di quanto viene loro ammannito. La cosa più scioccante però è che la Liborius è pure una scuola cattolica. Ma in Germania è così: nessuno può sottrarsi, nemmeno le scuole private, ai programmi scolastici decisi dallo Stato nei quali dal 1970 è contemplata anche quell’educazione sessuale che dal 1992 è divenuta insegnamento obbligatorio per tutti, oggi con tanto di “pratica”.
L’avviamento scolastico alla sessualità prevede, infatti, maratone di più giorni di cui sono parte integrante anche certi spettacolini teatrali a cui i giovanissimi studenti sono tenuti a partecipare in prima persona. Del resto la Germania è il Paese dove nel luglio 2007 scoppiò la bomba del Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung (il Centro federale tedesco di educazione alla salute), ovvero una sussidiaria del ministero per gli Affari familiari che diffuse nel Paese due libriccini con cui si invitava in modo diciamo disinvolto i genitori a “giocare al dottore” con i propri bimbi (si trattava di due libretti predisposti accuratamente per altrettante fasce di età: 12-36 mesi e 4-6 anni) e su cui piovvero subito le accuse di “pedofilia di Stato”.
Ora, a Salzkotten accade che diverse famiglie battiste stiano da anni praticando un braccio di ferro con la Liborius, ma in realtà con lo Stato tedesco, giudicando contrarie al proprio credo religioso le lezioni di educazione sessuale predisposte (dal 2005) dalla scuola e quindi praticando una resistenza passiva fondata sull’obiezione di coscienza. Meglio, dicono, affrontare il delicato argomento fra le mura domestiche. E però dal 2006 la legislazione tedesca vieta senza la minima eccezione e reprime duramente ogni concetto e pratica di home-schooling, quel fenomeno invece legalissimo e diffusissimo per esempio negli Stati Uniti d’America dove a garantire sia la scolarizzazione sia l’educazione dei ragazzi sono i genitori, le associazioni di genitori e i tutor ingaggiati ad hoc.
È stato così che poche settimane fa a Salzkotten è arrivata la polizia, ha stilato il verbale per sottrazione di minore dall’obbligo scolastico ai danni di una mamma, questa non ha pagato la multa comminata e la vicenda si è conclusa con 43 giorni di sole a scacchi per la signora. Del resto le famiglie incriminate non hanno violato la legge tedesca sull’home-schooling: mai hanno avuto intenzione di togliere completamente i figli dalla scuola per educarli privatamente, semplicemente li hanno sottratti a un insegnamento della sessualità che in coscienza, come il diritto internazionale consente ai genitori di fare, hanno ritenuto moralmente inaccettabile. [...]