L'Abu Ghraib italiana, dal Senato video dell'orrore su Opg
Pubblicato il 16/03/11 alle 18:44:11 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Lezzo di urina, tanfo e sporcizia ovunque. Pazienti legati con corde a letti di contenzione, un foro sul materasso e un altro sulla rete per lasciare gli escrementi scivolare giù, nel bagno alla turca sottostante Ed è lì che si trovano nei mesi più caldi le bottiglie d'acqua, con la speranza che, pur nel lerciume, si freddino almeno un po'. Ma anche strategia per evitare la risalita dei topi. Non siamo nel carcere iracheno di Abu Ghraib ma nella civilissima Italia, negli ospedali psichiatrici giudiziari presenti sul territorio.
Immagini da brivido, da terzo mondo, quelle proiettate stamani nella Sala Nassirya del Senato, riprese durante i blitz della Commissione d'inchiesta sul Ssn di Palazzo Madama negli Ospedali psichiatrici giudiziari della Penisola. Oltre i cancelli di queste strutture, sei su tutto il territorio, inizia un viaggio che riporta indietro di 80 anni, ai "tempi del Codice Rocco che istituì i manicomi e, dunque, gli Opg", ricorda Ignazio Marino, presidente della Commissione, in prima linea in questa "battaglia di dignità".
La malattia mentale resta uno stigma, una ferita da nascondere alla società tanto più se ha portato con sé aggressioni o, peggio, omicidi. Ma dietro i cancelli di ciascuno degli Opg non si trovano solo autori di crimini efferati: c'è chi si è vestito da donna ed è andato davanti a una scuola 25 anni fa, chi nel '92 ha fatto una rapina da settemila lire in un'edicola fingendo di avere una pistola in tasca.
Molti di loro hanno commesso un reato punibile con pochi mesi di prigione, come l'ingiuria. Senza immaginare di finire in un vero e proprio film dell'orrore purtroppo reale, e trovarsi a scontare un vero e proprio ergastolo bianco.
Così si finisce negli Opg e si rischia di non uscire più. "Sono talebani, la differenza è che ci uccidono pian piano", sbiascica un internato guardando dritto la telecamera davanti a sé, gli occhi carichi di angoscia e disperazione. Ovunque sporcizia e fatiscenza, panchine rotte, blister di farmaci abbandonati a terra, letti arrugginiti. Le medicine, denunciano dalla Commissione, trasformate in camicie di forza invisibili.
Pochissimi medici, spesso generici e non psichiatri, presenti appena 4 ore a settimana in strutture in cui si contano anche 300 persone. E di proroga in proroga, si rischia di scontare una pena che da pochi mesi può trasformarsi in un ergastolo a vita. Gli esempi non mancano. Rinchiusi per uno schiaffo, un'ingiuria. Errori pagati cari, troppo cari. "Ma se il giudice di sorveglianza non trova una struttura alternativa dove 'appoggiare' l'internato - spiega Michele Saccomanno, relatore di maggioranza dell'inchiesta sulla salute mentale - finisce per firmare la proroga, senza guardare alla salute mentale del paziente: una routine ingestibile ma che va drammaticamente avanti".
La proroga "è un semplice foglio fotocopiato - aggiunge Marino - dove il nome il più delle volte viene aggiunto a penna, senza che il medico venga coinvolto per esprimere parere sulla pericolosità dell'internato". Sulla chiusura degli Opg si dibatte molto e da diverso tempo. La Commissione vuole chiuderne almeno tre su sei e, comunque, arrivare all'individuazione di nuove strutture a custodia attenuata da destinare al trattamento sanitario degli internati.