Pubblicato il 29/03/11 alle 14:54:32 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
DI PIETRO E DE MAGISTRIS MESSI NEI GUAI DAGLI 'EX COLLEGHI A quanto pare nel centrosinistra i panni sporchi non si lavano in famiglia! Mario Di Domenico, avvocato abruzzese, socio fondatore dell'Italia dei valori, ha di certo un mucchio di domande da rivolgere alla persona che è stata a lungo oggetto delle sue speranze politiche. Domande di cui dimostra di conoscere già la risposta e che hanno, dunque, più il sapore della sfida.
Antonio Di Pietro, per il suo passato (e per il suo presente: nella cornice formale di una seduta della Camera dei deputati ha chiamato "coniglio" il presidente del Consiglio) non è certo uno che tema le sfide.
Accetterà quindi di buon grado il questionario che l'ex italovalorista gli ha proposto durante la conferenza stampa di presentazione del suo libro ("Il colpo allo Stato") tenuta al Circolo della Stampa di Milano. Tra le quindici domande ben sette riguardano la natura associativa dell'Italia dei valori: è il punto sul quale si è rotto il sodalizio tra i due, ed è difficilmente sintetizzabile.
Nel libro occupa ben centoventotto pagine (dalla 217 alla 345) con una coda di altre sedici (dalla 393 alla 409) e il lettore - tra statuti, modifiche di statuti, assemblee, scioglimenti, bilanci, acquisizioni di immobili, arredamento degli stessi, assegni, associazione, partito - sinceramente si perde. Di Domenico chiede oggi a Di Pietro almeno la conferma del fatto di non essere stato convocato quel giorno a Busto Arsizio, anche se - come concluse il tribunale della cittadina lombarda - "pur volendo ammettere che il denunciante non si trovasse a Busto Arsizio, è comunque sufficiente, ai fini della validità della delibera, che il bilancio corrisponda a verità". Bilancio che valse, secondo Di Domenico, otto milioni di finanziamento pubblico all'Idv.
Altre domande dell'avvocato aquilano all'ex amico riguardano la famosa cena di Di Pietro con Bruno Contrada: la richiesta, ad esempio, di mostrare la targa ricevuta in quell'occasione da un non meglio identificato "agente del servizio segreto americano" il cui volto appare oscurato da una macchia nera nelle foto che hanno immortalato quell'evento del 15 dicembre 1992. Altre il suo presunto viaggio a Hong della primavera 1933 con visita alla sede della banca Hsbc. Fin qui, Di Pietro. Ma a quanto pare c'è anche qualche altro esponente del fronte centrosinistra che non sta certo passando un bel quarto d'ora.
Gioacchino Genchi, il superconsulente delle inchieste 'Toghe lucane' e 'Why not', getta stracci bagnati su Luigi De Magistris, con cui ha lavorato per anni nell'oscurità per le procure di mezza Italia. De Magistris gli ha regalato la celebrità, ma gli è costata tanto, molto di più di quanto si aspettasse. Per cominciare la sospensione dal servizio in polizia. Quindi un processo che inizierà luned per "lo scandalo più grande della storia della Repubblica". Cos l'aveva annunciato nientedimeno che il presidente del Consiglio Berlusconi. Acquisivano, elaboravano e trattavano illecitamente i tabulati telefonici di otto parlamentari della Repubblica senza chiedere l'autorizzazione alle due camere. Poi c'è l'accusa di concorso in abuso di ufficio, perchè "agendo tra loro con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso arrecavano intenzionalmente un danno ingiusto (ai parlamentari, ndr) consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni".
Sentito dal magistrato che ha condotto le indagini, De Magistris ha scaricato le responsabilità sul superconsulente. Se c'era stata intesa in sostanza è finita da un bel pezzo, anche perchè Genchi racconta tutta un'altra storia, ossia che allora non si sapesse che quei numeri telefonici appartenessero a dei parlamentari, e quando si è scoperto è stato fatto presente al pm (De Magistris) che si è regolato per conto suo.