Indonesia: la battaglia degli islamici contro la pornografia
Pubblicato il 12/04/11 alle 16:36:36 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
I radicali esigono una legge che punisca la pornografia, mentre i musulmani liberali e le minoranze religiose ed etniche invocano la libertà di espressione L’Indonesia ha una lunga storia di tolleranza, ma in questi ultimi anni stanno prendendo piede diversi movimenti islamici conservatori. Qui, la pornografia è il campo di battaglia su cui si consuma il braccio di ferro tra l’Islam conservatore e la politica: i radicali esigono una legge che punisca la pornografia, mentre i musulmani liberali e le minoranze religiose ed etniche invocano la libertà di espressione.
In questa battaglia, qualcuno ci ha già rimesso le penne. E’ accaduto a un deputato, costretto alle dimissioni. Si tratta di Arifinto, un politico facente campo al partito islamico Islamic Prosperous Justice Party (PKS), proprio quello che ha promosso una dura legge contro la pornografia.
Venerdì è stato colto in flagrante (da un fotografo che lo ha immortalato) mentre, in parlamento, guardava delle immagini pornografiche.
Lui, il deputato, si è giustificato dicendo di aver aperto per sbaglio un link di una mail. E si è scusato: date le dimissioni, continuerà a lavorare per il partito e, in segno di pentimento, leggerà il Corano a cui chiederà avviso.
Il problema è che se la magistratura dovesse provare che Arifinto stava effettivamente scaricando un film pornografico, come sembra dalla fotografia, allora potrebbe trovarsi nei guai.
Intanto, le autorità indonesiane chiedono a RIM, il provider di Blackberry, di filtrare e impedire l’accesso a materiale pornografico.
Non è la prima volta che l’Indonesia è nell’occhio del ciclone per questioni legate alla pornografia. Qualche anno fa a essere preso di mira fu la versione locale di Playboy, che peraltro non riportava immagini con nudi.
E quest’anno, a gennaio, una della popstar più note del sud-est asiatico – Nazril Irham, noto come Ariel – è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per aver prodotto e diffuso su Internet dei video a sfondo sessuale. Ariel ha negato di averli distribuiti, e sostenuto che gli fossero stati sottratti.