Pubblicato il 22/04/11 alle 15:38:24 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
“Vogliamo un governatore musulmano” gridano per strada quanti da giorni continuano le proteste
Poco più di due mesi dopo la caduta di Mubarak, lo spirito solidale che si era instaurato tra musulmani e cristiani a Midan al-Tahrir, la roccaforte della rivolta scoppiata il 25 gennaio, sembra ora essere messo in dubbio dall’esplosione di nuove faide settarie.
A preoccupare sono gli scontri che si vedono da ormai una settimana nella città di Qena, una provincia dell’alto Egitto. A provocarli è stata la decisione presa giovedì scorso dal primo ministro egiziano Essam Sharaf di sostituire quattordici governatori. A Qena a perdere il posto è stato Magdy Ayoub che è stato sostituito da Emad Mikhail. La nomina di questo nuovo governatore copto, come del resto il suo predecessore, ha fatto scoppiare l’ira di un buon numero di cittadini che da venerdì scorso ha preso d’assalto i punti nevralgici della città. Per fare sentire la loro voce anche al Cairo, i manifestanti hanno bloccato il ramo ferroviario che passa per la città, impedendo quindi il transito di tutti i treni che attraversano il paese dal nord al sud.
La maggior parte degli egiziani crede che dietro queste proteste si nasconda un vero e proprio scontro settario, visto che le manifestazioni sono guidate soprattutto da forze salafite, appartenenti a un’ala estremista dell’Islam sunnita, e da personaggi affiliati alla fratellanza musulmana. “Vogliamo un governatore musulmano” gridano per strada quanti da giorni continuano le proteste, arrivando a minacciare di tagliare anche i tralicci elettrici che fanno arrivare la corrente nella regione del Mar Rosso. “Se non ascoltano le nostre richieste, saremo pronti a far saltare anche le condutture dell’acqua” urla un altro manifestante.
Non è la prima volta che Qena finisce sotto i riflettori per gli scontri che accadono all’interno della sua provincia che ospita una delle più antiche comunità copte dell’intero Egitto. Camminando per il centro della città si incontrano alcune chiese che risalgono addirittura ai primi secoli dell’epoca cristiana. E’ forse questo il fattore che ha reso la città una località sempre più vittima degli scontri settari, come testimonia quanto accaduto alla fine della messa di Natale dello scorso anno, quando un uomo aveva sparato sulla folla di fedeli che usciva dalla funzione, uccidendone sei.
A far aumentare la paura dei copti è stato anche il crescente potere che hanno guadagnato i salafiti dopo la caduta del raìs, da quando hanno iniziato a fare di tutto per prendere il controllo di alcune zone del paese e applicare la sharia, la legge islamica, sull’intera popolazione. Non sono stati pochi i casi in cui alcune donne sono state attaccate in casa propria da gruppi di salafiti che le accusava di essere prostitute. “Abbiamo paura, ogni segnale che riceviamo ci fa pensare che rischiamo quotidianamente la nostra vita – dice al quotidiano Al-Masry al-Yaoum un cristiano residente a Qena- Non possiamo celebrare le nostre funzioni religiose e non c’è sicurezza.” [...]