Pubblicato il 06/05/11 alle 16:30:27 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Qualche volta, ed è purtroppo già successo, il “buonismo” si rivela un tragico boomerang La questione delle moschee è motivo di polemica ricorrente, che di solito si infiamma in campagna elettorale. Eppure, quasi sempre, sostenitori e oppositori sembrano dimenticare un piccolo particolare: la Costituzione della nostra Repubblica.
Certo, la Costituzione riconosce la libertà di religione e di culto (ovvero il pieno diritto di vivere la propria fede individuale e di praticarla come comunità) : ma la inserisce nella cornice della legge e nel sistema delle “intese” giuridiche con lo Stato laico. Per avere la garanzia che la pratica religiosa (per lingua, costumi e credenze) non sia in contrasto con i valori democratici e assicuri forme di leale cittadinanza.
Se per la Chiesa cattolica c’è il Concordato, per le altre religioni si sono stipulate intese con lo Stato. E’ accaduto negli anni per tutte le confessioni protestanti, per gli ortodossi, per l’ebraismo, per il buddismo e per gli indù. Solo per una religione non si è raggiunta la necessaria “intesa”, e cioè l’Islam.
Le ragioni sono diverse, non esclusa l’eterogeneità dei gruppi attivi in Italia, con imam fondamentalisti accanto a comunità moderate. D’altro canto fin dal 1996 numerose inchieste della magistratura hanno accertato la presenza di fiancheggiatori e di supporti non episodici alla galassia del terrorismo islamista. In particolare intorno ai centri islamici di Milano.
Sembra allora che il modo peggiore per favorire l’integrazione dei musulmani sia quello di “chiudere gli occhi” di fronte alle responsabilità civili che ogni comunità è chiamata ad assumersi. E tocca semmai proprio alle figure più impegnate a favore della libertà religiosa saper persuadere che il legittimo desiderio di avere luoghi di culto islamici non può prescindere dai “doveri” di lealtà nei confronti della legge e dello Stato laico. Passarci sopra vorrebbe dire non solo ammettere un ingiustificato privilegio (che mina il naturale principio di uguaglianza) ma provocare inutilmente nuove e più gravi “crisi di rigetto” e la crescita di un malessere sociale già sotterraneo di cui non c’è proprio bisogno. Qualche volta, ed è purtroppo già successo, il “buonismo” si rivela un tragico boomerang .