Tunisia, l’ex ministro Rajhi: un golpe se vincono gli islamici
Pubblicato il 07/05/11 alle 16:11:34 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Le dichiarazioni dell’ex ministro dell’Interno, Farhat Rajhi, stanno scuotendo un intero Paese In questo delicatissimo momento politico di tutto avrebbe bisogno meno che di vedere mettere in discussione gli uomini cui è stato affidato il compito di traghettarlo verso la democrazia. Tanto che, anche ieri avenue Bourghiba, la strada principale della capitale, è stata nuovamente teatro di una protesta antigovernativa, dispersa duramente dalla polizia, che ha usato manganelli, gas lacrimogeni e unità cinofile - creando panico tra le migliaia di passanti - quando i manifestanti stavano cercando di raggiungere il ministero dell’Interno.
Rajhi, scegliendo Facebook, ha detto sostanzialmente tre cose, sulle quali ieri ha abbozzato una timida “retromarcia” dicendo di essere stato caduto in una “trappola” di alcuni giornalisti. La prima - “il premier Essebsi è un bugiardo” - è forse la più scontata e quindi la meno inattesa, perché Rajhi non ha certo dimenticato come, il 28 marzo, poche settimane dopo essere stato nominato, sia stato rimosso dal primo ministro, che non ha nemmeno ritenuto di spiegare i motivi della sua decisione.
Ma l’ex ministro degli Interni è andato giù pesante anche sul ruolo del generale Rashid Ammar, capo di Stato maggiore dell’Esercito tunisino che, rifiutandosi di fatto di fare scendere i militari in piazza per reprimere la rivolta, ha dato la spallata decisiva a Ben Ali, cui era legato da una ultradecennale amicizia. Ammar è stato, da Essebsi, nominato capo di stato maggiore di tutte le forze armate. Per molti, un riconoscimento del “non intervento”. Per Rajhi, invece, una investitura politica perché dovrebbe esser Ammar a guidare il colpo di Stato nel caso in cui, nelle prossime elezioni politiche, dovesse vincere il partito Ennahdah, confessionale e quindi inviso a chi sostiene la piena laicità dello Stato, militari e bourghibiani in testa.
Rajhi ha poi detto che il putsh partirebbe dall’Algeria dove Ammar si sposterebbe per meglio organizzarlo, da un Paese amico e, in un certo senso, anch’esso a forte rischio di islamizzazione. Il terzo, e non meno deflagrante, punto delle dichiarazioni di Rajhi ha toccato al cuore un altro nervo scoperto della Tunisia di oggi: quello che riguarda uomini un tempo molto vicini all’ex presidente Ben Ali e che la “rivoluzione” non ha certo indebolito.
Uno su tutti, Kemal Letaief, che di Ben Ali era più che amico e che, per Rajhi, oggi lavora nell’ombra per “normalizzare” il Paese. Tutte le accuse formulate dall’ex ministro sono state rispedite al mittente, ma il loro effetto è stato deflagrante perché sono riuscite a spaccare in due il fronte dei giovani, cui tutti danno atto d’essere stati il vero motore della rivoluzione. Ieri sera, su avenue Bourghiba, si sono fronteggiati lanciandosi slogan, chi per inneggiare, chi per insultare. Silenzio, invece, da Ennahdha chiamato indirettamente in causa come spettro che aleggia sul futuro di democrazia e laicità della Tunisia.