I controsensi ed i finanziamenti di Radio Radicale
Pubblicato il 03/08/11 alle 12:45:27 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
In questi giorni radio radicale torna all'attacco, per incassare i suoi soliti 10 milioni di euro Crisi economica o meno, chissenefrega, 10 milioni di euro (all'anno, per 3 anni) sono e i radicali, quelli che si battono contro il finanziamento pubblico ai partiti (degli altri), li vogliono tutti: certo non saranno loro a preoccuparsi per i tagli che colpiscono, per esempio, le famiglie. Nessuno di loro ne ha una, e il loro unico impegno, si sa, è per distruggerne il più possibile. Ebbene, si diceva, 10 milioni di euro! Per averli Pannella e Bonino sono andati a bussare a tutte le porte. E come ...
... sempre, le hanno trovate tutte aperte, a destra come a sinistra. E' sempre successo così. Alla fine i radicali hanno pochissimi voti, ma uomini dovunque: radicali veri; ex radicali ancora affezionati alla casa madre; radicali sotto mentite spoglie, come Della Vedova; radicali in prestito, come Daniele Capezzone...
L'elenco di queste personaggi sarebbe troppo lungo, poco meno dell'elenco incredibile di quelli che hanno prontamente firmato, come sempre, l'appello in favore della radio stessa. Tra i firmatari, come ha denunciato Danilo Quinto sulla sempre più bella e coraggiosa Bussolaquotidiana, molti "cattolici".
Cattolici dei miei stivali, verrebbe da dire, al cattolico rozzo e reazionario che scrive. Cattolici che ritengono essenziale che lo Stato versi milioni di euro all'uomo, Marco Pannella, che ha rovinato il paese con i suoi referendum nichilisti; alla radio che da anni e anni di batte per: aborto; divorzio; divorzio breve; "rientro dolce" dell'umanità da 6 a 2 miliardi; droga libera; eutanasia; tentativi di incriminare Benedetto XVI per pedofilia; manipolazione genetica; eliminazione seriale degli embrioni per scopi curativi; clonazione...
Li volete, questi nomi? Da Pierluigi Castagnetti a Giuseppe Fioroni, da Gianfranco Rotondi a Savino Pezzotta...(http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-i-soldi-di-pannella-2508.htm). E oltre a costoro: la focolarina Maria Letizia De Torre, Dario Franceschini, la prodiana Marina Magistrelli, Eugenia Roccella, Bruno Tabacci...
Se avete letto bene i nomi, forse ne avrete notati in particolare due: Eugenia Roccella e Savino Pezzotta. Qualcuno ricorderà bene: i portavoce del Family Day del 2007! Coloro che accettarono senza indugi di rappresentare oltre un milione di cattolici che manifestavano per la famiglia, contro le politiche radicali della sinistra. Queste stesse persone, che ora sostengono Pannella, Bonino e radio radicale, hanno costruito la loro carriera politica anche sul Family Day (grazie al quale sono stati in tv per lunghi mesi e dopo il quale sono entrati in Parlamento).
Due parole, in particolare, sull'ex radicale Eugenia Roccella, visto che delle piroette dei democristiani non si stupisce più nessuno. Roccella, dicevo: persona squisita, intelligente, simpatica, lo dico davvero, che però ha il vizietto, per me, di essere ancora pro divorzio e pro aborto. Di essere una fan della legge 194, quella in nome di cui il Tar del Piemonte esclude i volontari pro vita persino dai consultori. Si può, con questo vizietto, rappresentare il mondo cattolico?
Eppure Roccella, causa la sua nobile battaglia contro la Ru 486, è diventata improvvisamente editorialista di Avvenire, opinionista dell'Osservatore Romano, portavoce del Family Day, e, quando si volle fare una nomina "cattolica" al ministero strategico della Salute, sottosegretario! Una enfant prodige dietro cui si è mosso, a quanto sembra, l'astuto cardinal Ruini. Ma sono troppo astute, certe tattiche: si scelgono persone a modino, che non urtino la sensibilità laicista, che abbiano ancora gli "amici giusti" e un pedigree presentabile (Roccella è stata una delle principali artefici della legge 194 negli anni Settanta)... peccato che poi ci si debba accorgere di aver portato al governo chi delle idee cattoliche non si fa difensore, né a parole, né coi fatti. Ma così è.
Che ci tocchi sentire, un giorno, che una parte dell'8 per mille va data ai radicali e alla loro radio, perché si battono contro la fame nel mondo (incentivando l'eliminazione dei bambini)? Se questi sono i cattolici, può anche succedere...
Francesco Agnoli - Libertà e Persona Su segnalazione di BASTABUGIE.it
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Vediamo i nomi dei politici cattolici (o presunti tali) che appoggiano ogni anno il finanziamento di Pannella, Bonino e compagni. 10 milioni di euro di finanziamenti (soldi nostri)
Preceduto da un servizio intitolato "Pedofilia: che cosa sapeva il Papa", il canale di Sky "Current" ha mandato in onda in prima serata, il 14 luglio, il primo episodio del film-documentario "The Vatican Insider - Il denaro in nome di Dio".
Presentato come un documento dal respiro internazionale, che "si propone di raccontare la realtà della Chiesa cattolica in maniera esaustiva, chiara, indipendente. Un viaggio senza precedenti tra i misteri dello Stato più piccolo e segreto del mondo", in realtà si è trattato di un delirio, durante il quale alla Chiesa – da che pulpito, poi – è stata insegnata la morale. (...)
Il "pezzo forte" della serata sono state indubbiamente le clamorose dichiarazioni dei due radicali intervistati. "Lo scopo della Chiesa è fare soldi", hanno affermato. (...) Quanta ostentazione di candore!
In realtà, ad aver campato alle spalle dello Stato per tanti anni sono proprio quei radicali che pretendono di insegnare la morale alla Chiesa. E, purtroppo, sono molti i cattolici – ministri e parlamentari – ad aver contribuito direttamente o ad aver operato con l'omissione, garantendo l'esistenza di un gruppo che, nel corso dei decenni, ha manipolato la società italiana, fino a contribuire, in maniera determinante, a farla divenire una società secolarizzata.
I radicali hanno usufruito, in tutto questo tempo, di una quantità enorme di denaro di provenienza pubblica e la loro esistenza è stata consentita grazie a quelle decisioni, prese, di volta in volta, da entrambi gli schieramenti, con uno spirito e una volontà bipartisan senza precedenti.
Partendo dagli anni più recenti si deve ricordare che nell'agosto 2008 (governo Berlusconi) Radio Radicale – per limitarci solo a questa fonte di entrata - è stata l'unica emittente esclusa dal ridimensionamento dei fondi pubblici per l'editoria in quanto impresa radiofonica privata che ha svolto attività di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 230. La legge che riconosce le "imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale" viene approvata nel 1990, per riconoscere le emittenti radiofoniche che avessero nei tre anni precedenti "trasmesso quotidianamente propri programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti" e avessero "esteso il numero di impianti al 50 per cento delle province e all'85 per cento delle regioni". Nello stesso anno, viene approvata la cosiddetta "Legge Mammì", che attribuisce alla RAI il compito di trasmettere le sedute parlamentari.
Quando il governo (Prodi), nel 1997, rifiuta di rinnovare la convenzione con Radio Radicale per la trasmissione del Parlamento e la Rai si accinge a creare la propria rete radiofonica, senatori a vita, presidenti emeriti della Corte Costituzionale – l'organo che Pannella definisce "la cupola della mafiosità partitocratica - chiedono al governo di considerare decaduta la disposizione della legge Mammì che imponeva la realizzazione della rete radiofonica Rai per il Parlamento, di prorogare per altri 3 anni la convenzione con Radio Radicale e di affidare la convenzione in occasione del rinnovo successivo tramite una gara. Viene così approvata la legge 11 luglio 1998, n. 224: "Trasmissione radiofonica dei lavori parlamentari e agevolazioni per l'editoria". Mentre la legge conferma "lo strumento della convenzione da stipulare a seguito di gara" e nelle more rinnova la convenzione con Radio Radicale per un ulteriore triennio, viene mantenuto l'obbligo per la Rai di trasmettere le sedute parlamentari tramite Gr Parlamento, impedendole però di ampliare la rete radiofonica fino all'entrata in vigore della legge di riforma generale del sistema delle comunicazioni.
Nel 2001, 2004 (governo Berlusconi) e 2006 (governo Prodi), la convenzione con Radio Radicale viene rinnovata ogni volta all'interno delle disposizioni della legge finanziaria. Proprio nel 2006 – il 28 luglio, la seduta è la numero 28 del Senato della Repubblica - Domenico Gramazio, di Alleanza Nazionale, rivolge un'interrogazione a risposta scritta (la numero 4-00411 degli atti parlamentari) al Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi. I radicali sono per la prima volta al governo: Emma Bonino è Ministro del Commercio Internazionale ed alle Politiche europee. Gramazio scrive: "Nel mese di ottobre 2006 viene a scadenza la convenzione tra la Presidenza del Consiglio dei ministri ed il Centro di produzione s.p.a., proprietaria di Radio Radicale; i fondi confluenti in questa società, che percepisce finanziamenti quale organo di stampa della Lista Pannella e compensi per la trasmissione di servizi parlamentari, sembra che vengano trasferiti nelle casse della Lista Pannella, in tal modo finendo per costituire un ulteriore, surrettizio finanziamento pubblico al partito; dai bilanci pubblicati del Partito Radicale nell'anno 2004 risulta che questo ha un debito verso il Centro di produzione, ma un credito nei confronti della Lista Pannella del medesimo importo. Ciò potrebbe costituire, a giudizio dell'interrogante, sostanzialmente una partita di giro, che potrebbe preludere a surrettizi trasferimenti di somme tra Centro di produzione s.p.a. e Lista Pannella, utilizzando quale mezzo il Partito radicale. Si chiede di sapere: quali controlli vengano esercitati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento dell'editoria, perché i fondi assegnati siano effettivamente destinati alle finalità previste nella convenzione". La risposta è il silenzio.
Il 30 dicembre 2009 (governo Berlusconi), con la pubblicazione del decreto legge "Milleproroghe" in Gazzetta Ufficiale, la convenzione viene di nuovo rinnovata: la durata viene ridotta da tre a due anni e l'importo da 10 milioni di euro a 9,9 milioni di euro l'anno.
La convenzione scade il 31 dicembre di quest'anno. Pannella ne sta già parlando da tempo. In questo modo: "Ricordo ancora una volta ai nostri ascoltatori: si informino di come Tremonti, e quindi Berlusconi, continuano a comportarsi da 2-3 anni, avendo di mira la speranza di ammazzare Radio Radicale. E devo dire: non ci contino (…). Il ministro Romani è ben disposto; per un altro verso ci può entrare anche il ministro della Cultura, Galan, che è ben disposto; però sono bene disposti e sono totalmente impotenti di andare nella direzione che sinceramente auspicano. Non parliamo di Gianni Letta che comunque resta, ed è sempre rimasto, attento ed impegnato, anche perché è stato sempre un ascoltatore della radio, non solo per controllarla, ma evidentemente perché riteneva fosse utile ascoltarla".
Intanto, durante la discussione sulla manovra finanziaria, è stato presentato un ordine del giorno – dichiarato inammissibile dal Presidente della Camera per estraneità di materia – che "impegna il Governo a provvedere, entro la fine del 2011, alla proroga della convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico e la Centro di produzione S.p.a., per gli anni 2012, 2013, 2014 stipulata ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1998, n. 224, individuando, allo scopo, le risorse necessarie quantificate in 10,2 milioni di euro per ciascuno degli anni".
Riferisce il sito di Radio Radicale, che "subito dopo la dichiarazione di inammissibilità, i deputati radicali hanno continuato la raccolta delle firme trasformando l'atto istituzionale in atto politico. Ora la raccolta delle sottoscrizioni è aperta anche ai senatori, ai deputati europei e ai consiglieri regionali di tutta Italia che, con la loro firma, intendano sostenere Radio Radicale e il servizio pubblico che svolge". Sono oltre 190 i parlamentari che ad oggi hanno sottoscritto il testo. Tanti bei nomi di tutti i gruppi parlamentari e tanti cattolici o che si professano tali: da Pierluigi Castagnetti a Giuseppe Fioroni, da Gianfranco Rotondi a Savino Pezzotta; da Luigi Bobba a Renato Farina; nella lista dei firmatari c'è perfino Eugenia Roccella, già portavoce del "Family Day" e Sottosegretario di Stato alla Salute.
Cosa spinge tutti costoro a sostenere con i soldi delle nostre tasse il finanziamento di un partito che ha come unico scopo quello di eliminare o rendere irrilevante la presenza cattolica nella società e promuovere battaglie contro la vita, la famiglia e la libertà di educazione?
Danilo Quinto - La Bussola Quotidiana Su segnalazione di BASTABUGIE.it