Legge sulla blasfemia: morte per chi critica l'Islam
Pubblicato il 08/08/11 alle 13:32:51 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
In Pakistan è utilizzata come uno strumento di forte oppressione delle minoranze religiose e in particolare contro i cristiani Nel 1986 il dittatore del Pakistan, il generale Muahammad Zia-ul-Ha ha inserito nel Codice penale del Pakistan la legge sulla blasfemia, che punisce con la morte chi critica il profeta Maometto, o il Corano.
I dati raccolti da Life for All (Lfa), un’organizzazione non governativa che si batte per la cancellazione della legge sulla blasfemia, ha rivelato che dal 1986 ad oggi più di 1060 persone (almeno 456 ahmadi, 449 musulmani, 134 cristiani e 21 indù) sono stati accusati in base alla legge sulla blasfemia.
L’80 per cento di tutti i casi sono stati registrati in soli otto distretti del Punjab centrale: Lahore, Faisalabad, Toba Tek Singh, Gujranwala, Sheikhupura, Sialkot, Gujrat and Kasur. E la parte peggiore della storia è che fino a questo momento, a partire dal 1990, 43 persone sono state uccise, in omicidi extragiudiziali; o dopo essere state assolte dall’accusa, o prima che venissero giudicate da un tribunale. Nove di essi sono stati uccisi in prigione, o mentre erano sotto la protezione della polizia.
Nella maggioranza dei casi, secondo Rizwan Paul, direttore esecutivo di Life for All, le accuse di blasfemia sono usate per chiudere conti personali, o in litigi su questioni di proprietà, o per ragioni di discriminazione contro esponenti delle minoranze religiose. Come sono appunto gli ahmadi, una setta musulmana considerata “eretica”, o i cristiani. 19 su 43 degli assassinati sono cristiani; e considerando che i cristiani in Pakistan sono una esigua minoranza, è evidente la sproporzione fra loro e i 17 musulmani vittime della legge, i cinque ahmadi e i due indù.
Il ruolo dei partiti religiosi, la guerra afghana, la talebanizzazione del Paese hanno giocato un ruolo preponderante nello stringere la morsa della tolleranza religiosa. Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia con false accuse e ancora in prigione, l’assassinio del governatore del Punjab, musulmano ma contro la legge “nera”, Salman Taseer, e quello del ministro per le minoranze religiose, il cattolico Shahbaz Bhatti, sono la punta dell’iceberg di una situazione drammatica.
Ogni anno sono decine, e forse centinaia i casi di rapimento e matrimonio forzato (con conversione) di ragazze cristiane da parte di musulmani, su cui la polizia chiude un occhio compiacente. Mentre sono continue le conversioni forzate, per paura o minacce verso l’islam. Una pressione sociale e religiosa che il governo centrale, e il partito al governo, ostaggio delle forze religiose oltranziste, non riesce in nessun modo a contrastare.