Pubblicato il 01/09/11 alle 16:06:56 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Ha alle spalle una lunga carriera da jihadista avendo fondato il Gruppo islamico di combattimento libico (Lifg) Si chiama Abdelhakim Belhaj, ma è conosciuto anche con il nome di Abu Abdullah al-Sadek, è nato nel 1966 e ha alle spalle una lunga carriera da jihadista avendo fondato il Gruppo islamico di combattimento libico (Lifg), poi affiliato ad al Qaeda, ma è anche l’uomo che ha condotto i ribelli libici alla presa di Tripoli di cui ora, di fatto, è il comandante militare.
Belhaj ha iniziato la sua carriera di jihadista Afghanistan, nel 1988, combattendo contro i russi. Dopo l’Afghanistan si trasferisce prima in Pakistan e in seguito in Iraq. Nel 1995 fonda il Gruppo islamico di combattimento libico (Lifg) una piccola formazione ultraradicale, scrive il quotidiano francese Libération, ma che negli anni precedenti agli attentati del 2001 gestisce due campi di addestramento in Afghanistan. In Iraq Belhaj stringe i rapporti con Abu Musab al-Zarqawi, capo di al Qaeda in quel paese, e nel 2007 il Lifg verrà riconosciuto come affiliato della rete del terrore da Ayman al-Zawahiri, a quel tempo numero due di al Qaeda dopo Bin Laden.
A lungo ricercato dalla Cia, Abdelhakim Belhaj viene rintracciato e catturato dagli americani nel 2003 in Malesia. Trasferito in un carcere segreto di Bangkok viene interrogato e, probabilmente, torturato fino a quando nel 2004 viene consegnato ai servizi segreti libici. Riesce a lasciare il carcere libico nel 2010 grazie ad un processo di riconciliazione con il Gruppo islamico di combattimento libico avviato nel 2009 dal secondo figlio di Gheddafi, Saif al Islam. Belhaj, insieme agli altri guerriglieri imprigionati, prima di essere liberato viene costretto a firmare un documento di 417 pagine in si afferma che:”la guerra santa contro Gheddafi è illegale ed è consentita solo nei paesi musulmani invasi (Afghanistan, Iraq, Palestina)”.
Quando all’inizio di quest’anno è iniziata la rivolta contro il colonnello Abdelhakim Belhaj si è subito alleato con i ribelli prendendo la guida militare dei berberi delle montagne occidentali conducendoli alla presa del bunker di Gherddafi di Bab al Aziziya a Tripoli con il sostegno dei bombardamenti Nato. Un’azione che sembra essergli valsa un salvacondotto per i suoi precedenti con al Qaeda tanto che ora, sulla scia del consenso che si è guadagnato tra gli insorti, aspira ad un ruolo militare di alto libello nella nuova Libia. Per il momento detiene il governatorato di Tripoli dove l’Italia si appresta a riaprire la sua ambasciata in Libia. Belhaj ha dunque preso le distanze da al-Qaeda? Si chiede Libération. Difficile prevederlo dal momento che Belhaj ha già dimostrato di essere uno spergiuro.