Pubblicato il 23/09/11 alle 15:05:22 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Lui torna dall'Egitto, e lei si ritrova sposata a un bigamo (con due figli) Quando il 20 marzo del 2002 Luisa Battisti abbracciava la proposta di Essam F. M. M., sposava con il bel trentenne egiziano conosciuto due anni prima a Sharm el Sheik la promessa sigillata tra il mare e le dune color miele, il mix di due culture mediterranee, l’amore che, chissà, sarebbe pure potuto col tempo sbiadire ma dignitosamente, senza rimpianti.
Quello che invece l’allora trentottenne infermiera romana immaginava ancor meno del crollo di Mubarak era di scoprire un giorno sul proprio stato civile non solo il marito ma i di lui ignoti due figli nati nel frattempo segretamente dalla seconda e altrettanto segreta moglie egiziana. Ora Luisa attende il verdetto del giudice, a cui oltre al divorzio ha chiesto la revoca della cittadinanza italiana di Essam. Qualsiasi sia l’esito dell’udienza fissata per il 20 gennaio però, non le restano che schegge taglienti, la fiducia tradita, le parole crudeli dell’ex consorte: «Ti ho fregato con le tue stesse leggi».
Luisa è una delle tante ragazze italiane che sempre più spesso sposano uno straniero. Le unioni miste sono la cifra della società globale e nella maggioranza dei casi la rendono più aperta, ricca, bella. Capita però che s’infrangano su barriere culturali ancora troppo impermeabili per stare al passo con il presente. E allora riportano tutti al passato non remotissimo in cui i viaggi erano lusso da nababbi, internet poco più d’un codice informatico e l’identità un blocco di certezze archetipe tipo «mogli e buoi dei paesi tuoi».
«Quando ho incontrato Essam credevo nel dialogo tra diversi, oggi invece sono convinta che anziché cedere al buonismo dobbiamo difendere i nostri valori a costo di sembrare duri» ammette la donna rivedendo luci e ombre della vita coniugale nella casetta di Fiumicino. Per 4 anni il ménage funziona. Lei lavora in ospedale, lui fa l’ambulante. Poi il ricordo si mescola alla pena: «Il venerdì andava in moschea, specie a Centocelle e alla Magliana, dove ci sono gli imam fai da te. Lo vedevo cambiare, diceva che ero un’infedele e che l’islam avrebbe conquistato l’Europa. In Egitto era diverso, non sono sciocca, ho sposato un uomo intelligente, amico dei turisti. Se fosse rimasto lì forse... ma una volta qui s’irrigidiscono».
Nel marzo 2006 Essam sparisce: in attesa dei 5 anni necessari alla cittadinanza italiana dispone del visto avuto per ricongiungimento familiare. Luisa lo risente a luglio 2007: «Chiamò perché doveva rinnovare il permesso e aveva bisogno della mia firma. Andai all’ufficio immigrazione, speravo di recuperarlo e dichiarai che vivevamo insieme anche se era falso. Non sapevo si fosse risposato». Mesi dopo Essam, forte della carta di soggiorno a tempo indeterminato, porta a partorire a Roma la nuova moglie Salah: la piccola M. è italiana. Solo a questo punto rivela la verità a Luisa che, ferita, vuole il divorzio.