INTERVISTA: 'E' la politica che condanna le afghane'
Pubblicato il 24/11/11 alle 11:51:46 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
'E' veramente drammatica la condizione femminile afghana. Le nostre donne devono sopportare stupri collettivi, lapidazioni, matrimoni forzati anche di minorenni E' sbagliato credere che l'Islam sia l'unico responsabile della violenza quotidiana che subiscono le donne in Afghanistan, perche' invece ''il dito indice deve essere puntato contro la classe politica afghana che non si e' preoccupata di dare solidita' ad un processo di emancipazione femminile che esiste, ma che ha carattere simbolico'': lo ha assicurato Suraia Perlika, attivista di lunga data e direttrice generale della All Afghan Women Union. In una intervista con l'ANSA, Perlika dice che ''dopo lo svolgimento della Conferenza di Bonn (2001) successiva alla caduta del governo dei talebani, le donne afghane avevano motivi di ottimismo, che pero' si sono rapidamente dileguati''. Questo perche', spiega, ''al potere e' stata associata una classe politica che prima degli stessi talebani era responsabile dei mali dell'Afghanistan, compresa la distruzione del paese, la guerra civile e crimini contro le donne e l'umanita'''.
''E' veramente drammatica la condizione femminile afghana?'', chiediamo. ''Le nostre donne - risponde - devono sopportare stupri collettivi, lapidazioni, matrimoni forzati anche di minorenni, compravendita di ragazze e violenze famigliari, tutti casi per cui i giudici non si riscaldano piu' di tanto''. ''Ammetto - dice poi - che a Kabul ed in alcune grandi citta' vi sono donne che hanno acquisito posizioni rilevanti (in Parlamento o nel governo) mentre sono sempre di piu' le ragazze che vano a scuola, ma tre quarti della popolazione vive in ambiente rurale, e la' i problemi sono ancora intatti''.
''L'Islam ha responsabilita' in questo?''. ''C'e' di esso una percezione sbagliata - risponde - perche' l'Islam prevede piena indipendenza per le donne, che esse lavorino fuori casa, e che abbiano pieno accesso a giustizia, istruzione e ad un matrimonio di libera scelta''. Per questo, insiste, ''responsabile dello stato precario delle donne afghane non e' la religione ma coloro che a livello politico ne fanno cattivo uso per interessi di potere''. E la comunita' e le organizzazioni internazionali (come l'Onu) hanno anche loro responsabilita', conclude, ''perche' spingono al potere spesso proprio quelli che per i diritti delle donne non fanno proprio nulla''.