La lunga marcia verso il potere dei Fratelli Musulmani
Pubblicato il 28/11/11 alle 13:53:45 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Come definire i partiti islamici e i loro obiettivi? Moderati è l'aggettivo più ricorrente, il più rassicurante per l'Occidente, ma forse non il più indicato La lunga marcia dei Fratelli Musulmani verso il potere dura da più di mezzo secolo: in Egitto sono la forza determinante e più controversa, in Tunisia con Ennhada si sono appena insediati al governo, in Siria rappresentano, da sempre, una delle maggiori forze di opposizione ad Assad. Potrebbero diventarlo anche nella Giordania di re Abdallah, in Marocco, dove si è affermato il partito Giustizia e Sviluppo, e in quelle monarchie del mondo arabo che sembravano fino a qualche tempo fa immutabili.
Ma anche in Libia, dove è stato appena varato un nuovo governo transitorio, il movimento islamico appare già la formazione politica più organizzata e con forti appoggi internazionali da parte delle monarchie del Golfo come il Qatar. E nello Yemen del sanguinoso addio al potere di Abdallah Saleh i Fratelli musulmani del partito Islah sono in primo piano: una loro attivista storica Twakkul Karman è stata premiata con il Nobel per la pace. [...]
Come definire i partiti islamici e i loro obiettivi? Moderati è l'aggettivo più ricorrente, il più rassicurante per l'Occidente, ma forse non il più indicato. Sono moderati rispetto a formazioni più radicali e integraliste come i salafiti egiziani o quelli marocchini, tunisini, algerini, e hanno rinunciato da tempo alla lotta armata o ad azioni violente che li esponevano alla repressione e comunque li relegavano nella marginalità.
I Fratelli Musulmani sono, soprattutto, un movimento pragmatico. Il loro obiettivo è quello di raggiungere il potere con metodi democratici, come le elezioni, e quindi di lavorare dentro le istituzioni per ottenere un sistema islamico moderno basato sulla tradizione coranica: sono dei conservatori nei costumi ma attenti alle richieste della base costituita da larghi strati giovanili ma anche da una media borghesia di musulmani devoti che stanno scalando la società prendendo il posto delle vecchie élite occidentalizzate. [...]
Ma la connection più interessante dei Fratelli Musulmani è quella con gli Stati Uniti. Cominciò il presidente Eisenhower che nel 1953, un anno prima che fossero banditi da Nasser, accolse una loro delegazione guidata da Said Ramadan, genero del fondatore al Banna e padre del noto filosofo Tariq Ramadan. Il sostegno americano ai Fratelli rientrava allora nella battaglia ingaggiata contro l'influenza del comunismo e dell'Unione sovietica.
L'ultimo incontro ufficiale risale invece a una settimana fa al Cairo dove Issam el Eriam, esponente di punta della generazione dei cinquantenni, ha ricevuto la visita di due alti diplomatici del dipartimento di Stato mentre la signora Hillary Clinton dichiarava che gli Stati Uniti "lavoreranno con i partiti islamici in ascesa nel mondo musulmano". I Fratelli sono oggi alleati oggettivi degli americani che per isolare l'Iran sciita e il suo alleato siriano puntano su un fronte musulmano sunnita dal Mediterraneo alle monarchie del Golfo: anche questo non è un copione nuovo ma una sceneggiatura resa attuale da un pragmatismo cinico e realista.