Pubblicato il 01/12/11 alle 14:07:24 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Ora sono di fronte i due rivali veri, l’esercito e gli islamici. È scomparso il terzo incomodo, piazza Tahrir e i suoi rivoluzionari, i veri sconfitt Si vede che i tempi stanno mutando. I Fratelli musulmani sono sempre stati, per metodo e per necessità, discretissimi (hanno sperimentato le benevolenze dei commissari di polizia di Nasser, Sadat, Mubarak), ma questa volta hanno annunciato con un comunicato secco secco, già da padroni, di essere i vincitori della prima fase delle elezioni del dopo Mubarak. Meticolosi, i Fratelli, fino a enumerare nel silenzio dei dati ufficiali (rinviati a oggi) la nuova geografia politica del Paese: «Il nostro partito della Libertà e della giustizia (Plj) è in testa seguito da al Nour (i salafiti); terzo il Blocco egiziano». [...]
Il partito di dio ha ben ragione di pensare che anche qui il vento della storia gonfi le vele delle loro speranze e dei loro assunti. Li conforta il calamitoso risultato dei liberali e gauchiste del Blocco egiziano guidato dal magnate cristiano Naguib Sawiris; arenato, pare, al 16%. Risultano, questi liberali nostrani, monotoni, insipidi, divisi. Hanno realizzato quote decenti, sembra, solo nei quartieri residenziali. Quelli dei ricchi. Che è quasi una colpa. E poi è difficile battere un partito che ogni venerdì può organizzare centomila comizi. Nelle moschee del Paese. Le tribolazioni di questo Egitto liberale sembrano destinate a perpetuarsi sotto nuova forma.
Certo, questa è solo la prima fase di elezioni diluite e bizzarre dal punto di vista costituzionale, studiate apposta per consentire al Consiglio militare che ha controllato finora il dopo Mubarak di avere il tempo di correggere, se necessario, un voto sgradevole. O meglio: di avviare con i vincitori i mercanteggiamenti necessari a mantenere i propri privilegi e abbuiare le decennali connivenze con Mubarak.
Difficile però aggirare l’impressione che il più popoloso e il più decisivo Paese del mondo arabo si avvii come le altre Primavere di quaggiù sulla strada del potere islamico.
Mohammed Morsy, che dirige Giustizia e libertà, ha già messo le carte in tavola: «È la maggioranza parlamentare che formerà il governo e sarà di coalizione. Noi non rivendichiamo uno Stato islamico». Addendo che non conforta il consiglio militare che invece intendeva mantenere fino al prossimo anno il diritto di scelta del governo. Ieri i generali hanno avviato «consultazioni», sfumando a domani l’entrata in carica del premier designato, Ganzouri, uno stagionato voltagabbana dei tempi di Mubarak, dai capelli posticci come le sue promesse di nuovo.
Ora sono di fronte i due rivali veri, l’esercito e gli islamici. È scomparso il terzo incomodo, piazza Tahrir e i suoi rivoluzionari, i veri sconfitti. Mentre gli egiziani commentavano i risultati elettorali, la piazza era ormai semivuota, esausta e sbracata, dopo una battaglia notturna a colpi di bastone e di molotov che ha provocato decine di feriti. Ma questa volta non era contro i gendarmi e i nemici della rivoluzione, ci si è battuti contro ambulanti e ramazzaglia che avevano trasformato il luogo dei martiri in un sudicio e ambiguo bazar. [...]