Gli immigrati ''fanno impresa'' e assumono lavoratori italiani
Pubblicato il 02/12/11 alle 12:59:19 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
La maggiore concentrazione è al Nord (il record in provincia di Prato) ROMA - Kahinda ha fiutato il business del riciclo e ci si è tuffata: all'inizio di quest'anno ha fondato a Roma la Barazavenir, società di distribuzione e vendita di prodotti italiani di seconda mano. Kahinda Katirisa è nata in Congo nel 1965 ed è arrivata in Italia come rifugiata politica nel '97. Oggi la sua azienda raccoglie apparecchi informatici dismessi, abbigliamento, oggetti hi-tech usati e li rivende all'estero. Il suo principale mercato? L'Africa Subsahariana, in particolare il Congo. Come Kahinda tanti sono i migranti che oggi "fanno impresa". Perché non sempre gli stranieri tolgono lavoro agli italiani, talvolta lo danno. E la media è alta: un assunto italiano ogni due imprese di immigrati attive.
Resistenti alla crisi. A tracciare l'identikit dell'imprenditore straniero è una lunga ricerca, che il Cnel presenta oggi a Roma. Cosa emerge? Innanzitutto che la resistenza delle piccole imprese allo shock della crisi economica si deve "alla progressiva sostituzione di imprenditori autoctoni con imprenditori immigrati". La maggiore concentrazione è al Nord e nelle aree dei distretti industriali. Più nel dettaglio: il peso dei titolari di azienda stranieri raggiunge il suo record in provincia di Prato (dove sono il 27,16% del totale) e il suo minimo in provincia di Taranto (2,97%). "Nelle regioni più ricche del Nord - spiega il responsabile nazionale della ricerca, Antonio Maria Chiesi dell'università di Milano - imprese straniere e italiane sono spesso complementari, al Sud è invece più facile trovare situazioni di diretta concorrenza e perfino di tensione".
Imprenditore straniero, dipendente italiano. Ma qual è il profilo dell'imprenditore straniero? Ha studiato nel Paese di origine, è emigrato in Italia a 24 anni, ha lavorato dapprima come dipendente, ha avviato l'attività imprenditoriale a 33 anni. Il 77% ha fondato da sé l'azienda, il 21% l'ha rilevata, il 2% l'ha ereditata. Nell'esercito degli imprenditori stranieri - stando alla Fondazione Leone Moressa nel nostro Paese sono ben 628mila (tra titolari d'impresa, soci e amministratori) - va fatta però una distinzione: in base al campione intervistato dal Cnel il 35,5% è un lavoratore autonomo, senza alcun dipendente e il 64,5% è titolare di impresa con un occupazione media (tra dipendenti e collaborazioni) di 4,7 addetti. "Chi sta resistendo meglio alla crisi - precisa Chiesi - sono queste imprese con dipendenti e non i lavoratori autonomi stranieri solitamente legati a mono-committenze, cioè a un cliente o poco più". E sono le imprese a dare lavoro, non solo agli stranieri. Nel 13% dei casi gli imprenditori immigrati si giovano infatti di dipendenti italiani: "La media generale è un posto di lavoro per italiani ogni due imprenditori stranieri". [...]
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