Pubblicato il 10/01/09 alle 13:23:16 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
Intervista a Gianandrea Gaiani Le notizie di oggi confermano in toto l'intervista che ieri ho fatto a Gianandrea Gaiani direttore di Analisi Difesa (uscita sul Secolo XIX di oggi): Gaiani, Israele, ANP ed Egitto sembrano vicini a un accordo per il controllo della Striscia di Gaza. Hamas ieri ha ucciso un vecchio palestinese che non rivelava il nascondiglio del proprio figlio, membro di Fatah. E’ presto per dare giudizi sulle proposte della diplomazia internazionale. Ogni futuro piano di pacificazione non dovrà ricalcare quello applicato nel Libano del sud, dove la forza Onu di interposizione è priva di ogni possibilità di perquisire edifici, auto etc., per requisire armi. Ripetere quel modello sarebbe una pessima soluzione per Israele e per i palestinesi moderati.
Ieri Nasrallah ha dichiarato che Hezbollah è pronta a riaprire la guerra… Anche il Mossad in recente rapporto afferma che in Libano si potrebbe aprire un secondo fronte… Anche per questo la forza da dispiegare a Gaza dovrebbe impedire ogni futuro riarmo di Hamas. Solo così l’iniziativa avrebbe un senso… se invece si pensa a una forza che non possa perquisire edifici e impedire lo scavo di tunnel lungo la frontiera egiziana, ci troveremmo di fronte a un’altra soluzione tampone che illuderebbe l’opinione pubblica desiderosa di pace, ma rischierebbe di ingigantire i problemi rinviando le soluzioni.
Quale strada percorrere in alternativa? Israele ne ha una a portata di mano, ed è la soluzione militare. Gaza non è il Libano: non ci sono montagne o seconde linee sulle quali ripiegare. Hezbollah poteva ripiegare fino a Beirut o alla valle della Bekaa, protetto dalla Siria, Hamas alle spalle ha il mare. Ripulire la Striscia dalle forze di Hamas, eliminare le sacche di resistenza, distruggere tutti i depositi di armi, riconsegnare il territorio ai palestinesi di Fatah è una strada praticabile che può portare a una pacificazione reale.
In mancanza di una soluzione diplomatica, è ipotizzabile che Israele utilizzi un’area di sicurezza? Non penso che ciò servirebbe a intercettare razzi come i Kassam o i Grad, che volano basso, che riescono a raggiungere distanze sempre maggiori, le cui rampe di lancio possono essere installate in piccoli terrazzi e nei cortili. Nel 2000 Barak, oggi ministro della Difesa, attuò il ritiro unilaterale dalla fascia di sicurezza del Libano del sud, che serviva proprio a evitare che i razzi di Hezbollah arrivassero nelle città israeliane. Nel 2005 Sharon riconsegnò Gaza all’Autorità palestinese. Oggi un rientro permanente all’interno di Gaza sarebbe inaccettabile per motivi politici e quindi si deve lavorare sulla prevenzione del riarmo. Finora i Grad passavano attraverso i tunnel grazie alla versione smontabile di questo razzo russo, realizzata dagli iraniani. La Jihad islamica usa invece un razzo più grande –da 175 mm.-, che costruisce nelle sue officine di Gaza. Anche i Kassam sono montati in officine occultate in città. Per evitare il lancio di altre migliaia di razzi serve la bonifica del territorio e il ritorno dell’Autorità palestinese o di una forza internazionale.
E’ possibile che Gaza passi sotto il controllo dell’ANP? Se in questi giorni Hamas viene neutralizzata, è una conseguenza naturale. Se invece Israele firmerà una tregua senza evitare futuri traffici di armi, allora la pace sarà peggio della guerra e tra tre mesi si ricomincerà a sparare, anche perché Hamas ha ancora quasi 15000 razzi, oltre a mortai in grado di colpire fino a 15 chilometri di distanza.
Ciò può condurre all’indipendenza della West Bank? Si tratta di un’opzione politica che sarà possibile con la realizzazione di uno Statuto di pace, che comprenda insieme Gaza e Cisgiordania. L’indipendenza sarebbe bloccata dall’interruzione della guerra a metà, che prolungherebbe il conflitto all’infinito sotto altro nome. Anche il concetto di “uso proporzionale della forza” è irrealistico, è come se si chiedesse a Israele di rispondere ad Hamas inviando razzi e kamikaze a Gaza…
Come esce l’Europa da questa crisi, che ha visto un’altra spaccatura tra Francia e Germania? I paesi europei partecipano già a missioni militari sotto una bandiera comune, che è quella della Nato. Ma in Afganistan il terrorismo è combattuto solo da Regno Unito e Olanda, mentre le altre nazioni combattono solo se attaccate. Molti paesi europei non sono più in grado di combattere, il che paradossalmente non significa un avvenire di pace e latte e miele. Al contrario, si rischia di invitare i pescecani a pranzo.
Il ruolo dell’Iran resterà defilato? L’Iran sta giocando contro Israele una strategia finora vincente: quella dell’accerchiamento. A nord ci sono Hezbollah e la Siria; a Gaza Hamas vive di denaro e armi iraniane. Questa strategia ha permesso di colpire Israele da più punti senza mai impegnarsi in prima linea e continuando il programma nucleare. Proprio per questo la dissoluzione di Hamas rappresenterebbe la prima sconfitta dell’Iran nel suo progetto di accerchiamento di Israele. Viceversa se l’IDF si ritirasse lasciando lo statu quo ante, offrirebbe una vittoria propagandistica all’Iran, che diventerebbe sempre più il paese guida dello jihadismo mondiale.