Iran: ulteriore giro di vite sulle libertà fondamentali
Pubblicato il 03/02/09 alle 14:24:03 GMT pubblicato da Una_via_per_Oriana
nella quasi indifferenza del mondo occidentale A poco meno di quattro mesi dalle elezioni in Iran i Mullah hanno ordinato un ulteriore giro di vite sulle libertà fondamentali, un ordine che ha portato in carcere una attivista per i Diritti Umani e alla messa la bando di una delle più attive organizzazioni riformiste studentesche.
La donna arrestata si chiama Nafiseh Azad ed è una attivista della difesa dei Diritti Umani. Nafiseh era impegnata nella raccolta di firme per la campagna “Un milione di firme” che chiede parità di Diritti tra donne e uomini, quando le si sono avvicinati alcuni poliziotti che senza dire una parola l'hanno portata via con la forza. Da notare come la raccolta di firme non sia illegale in Iran. Secondo Protocollo pensa che questo arresto sia da legare alla campagna intimidatoria verso Shirin Ebadi, anche lei impegnata in diverse campagne per i Diritti delle donne, tra le quali appunto “Un milione di firme”.
Un giorno prima i Mullah avevano messo al bando la più importante organizzazione studentesca riformista dell'Iran. Daftar Tahkim Vahdat, frazione Allameh (Ufficio per il consolidamento dell'unità) è infatti una organizzazione che vanta diverse lotte contro il regime dei Mullah, lotte che molto spesso hanno costretto i leader dell'organizzazione a rifugiarsi all'estero per evitare l'arresto. A difesa di Daftar Tahkim Vahdat sono scese in campo, inaspettatamente, oltre 50 organizzazioni studentesche islamiche le quali oltre a dare piena e incondizionata solidarietà all'organizzazione riformista, hanno definito l'atto del Governo iraniano “un atto illegale” avvisando che continueranno comunque a partecipare ai raduni organizzati da Daftar Tahkim Vahdat. Nei prossimi giorni si prevedono quindi molte manifestazione degli studenti contro il regime dei Mullah, cosa che preoccupa in modo particolare in quanto molto spesso queste manifestazioni sono finite nel sangue o con arresti collettivi, il tutto nella quasi indifferenza del mondo occidentale che, anzi, molto spesso ha rimpatriato (deportato) quegli studenti che, perseguitati dalla polizia politica dei Mullah, erano riusciti a fuggire in Europa.